giovedì 16 marzo 2017

Zaia (e la Lega) non sei intellettualmente onesto

Dopo la partita Spv mi appare chiaro che Zaia e con lui la Lega Nord siano quantomeno intellettualmente non onesti con noi veneti da due punti di vista.
Quando si ergono a paladini del territorio e si applicano da soli una patente di diversità abbiamo capito bene che non dicono la verità. Che diversità da Roma ladrona ha un governatore e il suo partito che tassano il popolo veneto per costruire una superstrada inutile dannosa e nociva per il territorio? Lo sanno benissimo che i flussi finanziari per farla stare in piedi NON ci sono né oggi né domani. EPPURE NONOSTANTE TUTTE LE EVIDENZE continuano a difendere un progetto fallimentare pur di portare avanti gli interessi non certo del popolo veneto. Anzi. Per questo io dico che sono intellettualmente non onesti quando parlano di difesa del territorio veneto.
Zaia non è corretto neppure quando difende le scelte della sua giunta su sanità e grandi opere. Lui era vicegovernatore con Galan e ne rappresenta la continuità politicamente parlando. Non ha cambiato né avuto il coraggio di correggere i project partoriti e pensati in era galaniana.
Riguardo allo scottante tema di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza è ancora meno intellettualmente onesto. Ha sempre accuratamente evitato di schierarsi apertamente contro gli ex vertici e contro Zonin e Consoli e adesso viene a dirci che lui aveva detto da tempo che le banche andavano fuse. Non ha mai fatto nulla per imporre una visione diversa e non ha mai dimostrato se non in modo funzionale e propagandistico vicinanza con i soci azzerati. La lega nord ancora prima di Zaia ha tradito da sempre i veneti utilizzando in modo strumentale e furbesco il malcontento verso Roma ladrona minacciando improbabili secessioni salvo poi sedersi al tavolo con la stessa Roma ladrona per partecipare al succulento banchetto di poltrone e gestione del potere. La lega nord è da troppo ormai intellettualmente disonesta verso noi veneti. Con il partito Zaia governatore dalla favella veloce ma ahimè anche di notevole ambiguità politica, portatore di interessi distanti da quelli che dice di rappresentare. Veneti svegliatevi. La lega nord è capace al.massimo di brandire lo spadone di cartone .

martedì 14 marzo 2017

Chiarimento in merito al ricorso europeo proposto dal M5s su Vb e Bpvi


In merito al ricorso proposto in sede europea dal m5s specifico quanto segue (questa nota riprende un passaggio  dell'articolo di Alessio Mannino apparso oggi su Vvox "La tragica scelta del risparmiatore veneto") 

Cito testualmente dall'articolo in questione:

"Il ricorso alla Corte dei diritti europea promosso dal M5S con parte degli stipendi dei suoi consiglieri regionali, sempre che sia ritenuto ammissibile, se passerà produrrà una sanzione pecunaria all’Italia, e potrà servire in sede processuale a chi ha fatto causa come principio di tutela della proprietà privata. Niente di più." 

Non produrrà cioè alcun automatico rimborso o risarcimento. Ho ritenuto doveroso riportare questa semplice spiegazione per evitare anche da questo punto di vista di creare ulteriori illusioni.

domenica 12 marzo 2017

Cari soci non fatevi prendere da rabbia e illusioni

Sento la necessità di fare alcune importanti precisazioni in un momento assai delicato per le due ex popolari venete a pochi giorni dalla conclusione della offerta transattiva.
Vorrei anche chiarire quanto accaduto nell'incontro del 9 marzo a Treviso dove io e Arman abbiamo avuto uno scontro verbale causato da una profonda divergenza in merito alla transazione in corso.

La associazione di cui sono vicepresidente è nata con lo scopo di dare una informazione seria, neutrale e professionale ai soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Non è nostro interesse vendere tessere, nè spingere i soci a sottoscrivere mandati per studi legali con lo scopo di iniziare cause. Io non sono un avvocato e non ho interessi diretti nella partita se non il fatto che la mia famiglia ha quote di Veneto Banca acquistate nel tempo.
Il nostro unico scopo è quello di fornire gli strumenti per decidere e districarsi in una situazione oggettivamente difficile per risparmiatori in grandissima parte non esperti, privi di cultura finanziaria e di elevata età media.
Premesso tutto ciò non posso non notare come nel variegato arcipelago di gruppi, comitati, associazioni che dicono di difendere i soci ci siano situazioni non del tutto limpide.
Da una parte ci sono avvocati che continuano a spingere per la causa penale chiedendo di sottoscrivere un esposto presso le procure di Treviso o Vicenza. A che serve a questo punto presentare esposti in procura quando ce ne sono già migliaia, se non per ingolfare due procure già oberate di lavoro, con organici sottodimensionati?
Non serve a nulla anche perchè il processo penale cadrà con grande probabilità in prescrizione e la liquidazione del danno per i soci che si sono costituiti parte civile, andrà fatta in separato procedimento civile che inizierà solo una volta concluso il primo grado penale. In questo modo il socio perderà almeno 3-4 anni per nulla ripartendo di fatto da zero. Il giudice penale non determinerà la liquidazione dei  danni alle controparti civili.
Molto meglio iniziare SUBITO la causa civile che va fatta valutando bene i pro e i contro soprattutto tenendo in conto due variabili:  la cifra che si perde rispetto al rimborso del 15% e il momento nel quale si sono acquistate le azioni, come ottimamente spiegato dal nostro consulente dott. Rocca dello studio legale Rocca di Milano anche durante l'incontro del 9 marzo a Treviso.

Veniamo allo scontro con Arman il quale sostiene una posizione di totale rifiuto alla proposta di adesione. Legittima, per carità, ma senza fornire alcuna alternativa concreta. Se non una generica idea di rivoluzione sociale che non dà alcun ristoro ai soci azzerati. Le parole di Arman infarcite di discorsi su etica e senso di comunità risultano sterili.
A meno che, come  sostengo da tempo, non siano dettati dalla intenzione di voler incendiare gli animi con lo scopo di politicizzare la questione.
Mi fa sorridere Arman quando parla di banche venete comprate per poco dagli speculatori di Atlante o depredate da Roma, Bruxelles e dalla BCE. Fosse intervenuta prima la BCE non avremmo avuto banchieri del buco come Zonin e Consoli. 
Una posizione chiaramente politica quella dell'indipendentista Arman (ricordo per chi non lo sapesse che ha fatto campagna elettorale per il partito di Busato Indipendenza Veneta, quello, per intenderci, che aveva raccolto 2,5 milioni di sottoscrizioni per un referendum salvo poi non presentare le firme per la lista alle elezioni regionali del 2015) che sostiene la tesi di restituire le banche per poi farle gestire dai soci.
A che gioco gioca Arman? Dove vuole arrivare? Ma soprattutto cosa porta ai soci questa sua sterile protesta? A nulla. Per fare la rivoluzione servono numeri da portare in piazza. Le manifestazioni con 300 persone fanno il solletico alla politica ahimè.
Cari soci capisco la rabbia, la frustrazione ma la realtà è oggi di fronte a voi in tutta la sua crudezza.
Non fatevi fregare una seconda volta da illusionismi privi di proposte e speranza, che alimentano solo la vostra legittima sete di giustizia. La rabbia è una pessima consigliera.
Se  avete ragionevoli possibilità di vincere, rifiutate il 15% proposto e fate causa. 
Vi chiedo però con la massima franchezza possibile di non farvi prendere dalla rabbia e non cullare vacue illusioni. Vi porterà a nuove cocenti delusioni.



sabato 11 marzo 2017

E se fallissero che accadrebbe?

Ma che accadrebbe se davvero VB e BPVicenza fallissero facendo scattare il famigerato bail-in?
Innanzitutto le azioni che già valgono zero, ma magari in futuro potrebbero valere qualcosa, non varrebbero per sempre più nulla. Poi le obbligazioni diventerebbero carta straccia almeno le subordinate. Si tratta comunque di danni relativi. Le subordinate delle due banche assommano infatti a 1,2 miliardi.
Poi perderebbero subito il posto 11.000 persone. Anche questo sarebbe un danno ma ancora relativo (soprattutto per i soci azzerati incazzati con i dipendenti delle due banche).
Il vero danno riguarda gli i prestiti e i finanziamenti soprattutto per le imprese che non esisterebbero più fallendo le due banche. Un problema per quelle imprese che utilizzano fidi e finanziamenti di cassa o di altro tipo per la gestione ordinario delle loro attività.
Con il fallimento delle due banche dovrebbero trovare in tempi rapidi altre banche disposte a finanziarli.
Infine le conseguenze sarebbero devastanti e qui veniamo al punto più dolente per il sistema bancario italiano perchè sarebbero carta straccia i prestiti fatti alle due ex popolari dalle altre banche e da parte della BCE. Non credo si arriverà a tanto.
In queste settimane questo spauracchio è agitato per far firmare la transazione ai vecchi soci.
Altro problema è la ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato (5 miliardi almeno) che trova delle resistenze in sede europea. Bruxelles infatti non vuole che questo aumento serva per coprire accantonamenti su perdite o su crediti in sofferenza. Ma serva solo per investimenti e rilancio delle due banche (fuse). Vedremo.
Forse la unica soluzione per quadrare il cerchio sarebbe quella, dopo aver chiuso la transazione con i vecchi soci, fare l'aumento di capitale, creando allo stesso tempo sul modello di Banca Etruria e le altre 3 banche 4 bad banks dove far confluire tutti i crediti in sofferenza. Serve però anche in questo caso un importante apporto di capitale che il fondo interbancario non sembra disposto a mettere.
La soluzione alla fine sarà politica e ne sono certo si troverà nell'interesse di tutti.
Nessuno ha interesse a far saltare le due ex popolari men che meno il sistema finanziario che ricordo ha già messo 3,5 miliardi. Ma si sa il sistema ricorre tante volte alla paura pur di salvare la baracca.

venerdì 10 marzo 2017

Diffida a Zaia e alla Regione Veneto sulla Superstrada pedemontana veneta

Allego la lettera che ho inviato oggi via fax e mail al segretario generale della programmazione del Veneto Ilaria Bramezza

Bassano del Grappa, 10 marzo 2017


Spett. Regione Veneto
alla attenzione del segretario generale della programmazione Ilaria Bramezza

fax: 041-2792871
con preghiera di informare immediatamente e senza indugio
- il presidente della giunta regionale Luca Zaia
- il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti
- tutti i consiglieri regionali

OGGETTO: diffida

Si apprende da fonti aperte nonché dalla delibera di giunta della Regione Veneto numero 4 del 14 febbraio 2017 che è intenzione di codesta amministrazione portare in consiglio regionale una modifica al bilancio tesa a rendere possibile il finanziamento della Pedemontana veneta con lo strumento contabile della addizionale Irpef.

Si precisa che tale eventuale condotta, contraria alle leggi vigenti, in primis al dettato costituzionale, oltre a costituire de facto, ove approvata, una non giuridicamente sostanziata riscrittura ex novo della convenzione attualmente in essere tra il concedente, la Regione Veneto e il concessionario, il Consorzio Sis-Spv, arrecherebbe sicuramente un non indifferente danno erariale, anche in ragione del fatto che al riguardo la summenzionata delibera non richiami alcun dettaglio relativo ad eventuali e già intercorsi accordi od interlocuzioni di qualsiasi forma tra codesta amministrazione e terze parti.

Ciò evidenziato si diffidano tutti i destinatari della presente dal proseguire in qualsivoglia forma con l’iter della suddetta delibera o del suo approdo in qualsiasi forma in consiglio regionale ovvero sino al deprecabile esito del voto nel medesimo consiglio. Lo scrivente precisa con la seguente che di qualsiasi tipo di nocumento, ove si verificasse, saranno ritenuti responsabili i soggetti destinatari della presente diffida sia sul piano erariale, sia sul piano civile, sia sul piano penale.

In fede

Dott. Francesco Celotto

giovedì 9 marzo 2017

La paura (infondata) del bail in di VB e BPVi

In questi giorni certa stampa economica e non sta agitando con forza lo spauracchio del bail in per le due ex popolari.
Ipotesi totalmente peregrina ed infondata evocata con l'unico scopo di fare pressione per fare firmare la transazione ai vecchi soci.
Il bail in non accadrà per alcune semplici ragioni:

1) il sistema bancario ha già iniettato nelle due banche 3,5 miliardi che se queste fallissero andrebbero in fumo. Se avessero voluto farle fallire lo avrebbero fatto ben prima di adesso ad esempio in occasione dell'aumento di capitale dell'anno scorso. Invece si sono inventati un bail in mascherato con la creazione del fondo Atlante;

2) se volessero farle fallire lo stato non avrebbe attivato la garanzia statale sugli ultimi bond emessi dalle banche per avere un interesse basso sulle emissioni stesse. In caso di bail in queste emissioni sarebbero a rischio;

3) lo Stato non avrebbe messo in campo 20 miliardi di euro di aumento del debito pubblico per gli aumenti di capitale precauzionali necessari per MPS, le due venete e forse Carige o altri istituti in crisi (ad esempio Banca Popolare di Bari).

In questo momento la BCE e la UE stanno negoziando con il governo italiano il salvataggio di queste banche che se dovessero fallire porterebbero al collasso l'intero sistema bancario italiano.
La BCE vuole che i vecchi soci firmino per eliminare i costi di possibili contenziosi legali e per fare questo ha bisogno di evocare lo spettro del fallimento: prendere o lasciare.
Per fare appunto pressione sui soci per firmare la transazione.
L'altro punto sul quale è in corso una sorta di braccio di ferro con l'Europa è quello riguardante gli npl. Bruxelles non vuole che l'aumento di capitale precauzionale dei due istituti a carico del Tesoro, che dovrebbe valere circa 5-6 miliardi, serva per coprire le perdite derivanti da accantonamenti sui crediti deteriorati, pari a circa 17 miliardi. Se si applicasse questa idea non si capisce chi e come coprirebbe queste perdite. Privati disposti ad investire sulle due banche a queste condizioni non ce ne sono e pertanto la unica va di uscita è quella di coprire le ingenti perdite (non meno appunto di 5-6 miliardi ma alla fine non basteranno) con denaro pubblico.
La vera partita politica è questa e si sta giocando sulla pelle dei vecchi soci.
L'altro punto delicatissimo del quale oggi non si parla, è quello riguardante la gestione del personale in esubero. Non meno di 4-5.000 persone. Altro nodo costoso e ad oggi irrisolto.
Una possibile mina sociale che comunque una volta chiusa la transazione con i soci, approvato il bilancio 2016 e il relativo aumento di capitale e la fusione (non prima di novembre-dicembre 2017) andrà affrontato. Nel frattempo con due banche-zombie, ferme, incapaci di attirare nuovi clienti e una snervante partita in corso con Bruxelles (e soprattutto con i soci di maggioranza dell'Europa ovvero i tedeschi) a fine 2017 si saranno accumulate altre sostanziose perdite. Il conto totale alla fine, ne sono quasi certo, sarà di 10 miliardi tra buchi da coprire sui crediti, costi di ristrutturazione per il personale in esubero etc. Le due anatre zoppe venete alla fine avranno bruciato tra passati e nuovi aumenti di capitale la cifra mostruosa di quasi 25 miliardi di euro. Due banchette che hanno perso quasi i soldi di MPS, terzo istituto italiano. Il tutto, come accade da troppo in Italia e in Europa (vedi caso Grecia) per non aver voluto affrontare i problemi per tempo, continuando a far finta di nulla. Politica in primis. Ma anche una sostanziosa parte di società civile. 

sabato 4 marzo 2017

Chiarimento in merito alla tassazione del rimborso ai soci

Su nostra specifica richiesta BPVicenza risponde in merito alla tassazione del rimborso ai soci:

L’indennizzo corrisposto a persone fisiche (che detengono le azioni al di fuori di un’attività di impresa), a società semplici o ad enti non profit (ad esempio fondazioni, enti religiosi, associazioni senza fini di lucro, ONLUS) non costituisce un reddito soggetto a tassazione, ma sarà imputato a riduzione del valore di carico delle azioni BPVi. Pertanto, l’indennizzo avrà l’effetto di diminuire il valore fiscalmente riconosciuto delle azioni BPVi da assumere quale riferimento per il calcolo delle eventuali minusvalenze o plusvalenze che potranno essere successivamente realizzate dall’Azionista in sede di cessione delle azioni.

Solo nell’ipotesi in cui l’ammontare complessivo dell’indennizzo fosse superiore al costo fiscalmente riconosciuto di tutte le azioni BPVi possedute dall’Azionista, l’eccedenza costituirebbe un capital gain, soggetto ordinariamente a tassazione con l’imposta sostitutiva del 26%, secondo le norme previste dal decreto legislativo del 21 novembre 1997, n. 461, fatta salva la possibilità di compensazione con eventuali minusvalenze realizzate in precedenza.